Atik diventa Proxmox Authorized Reseller

Negli ultimi due anni il mercato della virtualizzazione è cambiato profondamente. 

L’acquisizione di VMware da parte di Broadcom ha portato a una revisione del portafoglio prodotti, dei canali commerciali e del modello di licensing. VMware ha completato il passaggio dalle licenze perpetue a un modello esclusivamente in abbonamento, riducendo e riorganizzando le proprie offerte commerciali. 

Non intendiamo sostenere che VMware abbia improvvisamente smesso di essere una piattaforma tecnologicamente valida. Sarebbe una semplificazione poco seria. 

Il problema che abbiamo riscontrato, lavorando quotidianamente con infrastrutture aziendali, è un altro: l’incertezza. 

Incertezza sui rinnovi, sulle modalità di acquisto, sulla composizione delle offerte, sui costi futuri e, in alcuni casi, sulle procedure operative necessarie per gestire licenze e supporto. 

Anche attività che in precedenza erano consolidate hanno richiesto nuovi portali, nuove autorizzazioni, nuovi riferimenti commerciali e una diversa gestione delle licenze. La migrazione dal portale VMware Customer Connect al Broadcom Support Portal, per esempio, ha modificato diversi processi relativi all’accesso, all’organizzazione e alla gestione delle chiavi. 

Per chi gestisce un’infrastruttura IT, il costo è importante. Ma la prevedibilità lo è ancora di più.

 

La virtualizzazione è una parte dell’infrastruttura, non tutta l’infrastruttura 

Un ambiente virtualizzato, che si trovi nel data center aziendale o presso un provider, comporta già numerose voci di costo: 

  • server e sistemi di storage; 
  • apparati di rete; 
  • alimentazione e raffreddamento; 
  • housing o spazi tecnici; 
  • licenze dei sistemi operativi; 
  • soluzioni di backup; 
  • sicurezza e monitoraggio; 
  • attività di gestione e assistenza; 
  • rinnovo e aggiornamento dell’hardware. 

È corretto che anche la piattaforma di virtualizzazione abbia un costo. È un componente critico e deve essere sviluppato, mantenuto e supportato. 

Quel costo, però, deve rimanere proporzionato all’infrastruttura complessiva e, soprattutto, deve essere sufficientemente chiaro da poter essere pianificato. 

Quando il licensing cresce rapidamente, introduce vincoli difficili da prevedere oppure obbliga ad acquistare componenti non sempre necessari, il problema non è più solamente economico. 

Diventa un problema di strategia IT. 

Un’azienda deve sapere se una piattaforma sarà ancora sostenibile tra tre o cinque anni, non soltanto se può permettersela al prossimo rinnovo.

 

La ricerca di un’alternativa 

Di fronte a questo scenario abbiamo iniziato a valutare con maggiore attenzione le alternative disponibili. 

Non cercavamo semplicemente il prodotto meno costoso. 

Cercavamo una piattaforma che rispettasse alcuni requisiti precisi: 

  • sufficientemente matura per ambienti di produzione; 
  • adatta sia a infrastrutture interne sia a data center; 
  • utilizzabile su hardware di produttori differenti; 
  • non eccessivamente vincolata a configurazioni proprietarie; 
  • capace di gestire cluster, alta affidabilità e migrazioni; 
  • compatibile con storage locali, condivisi e distribuiti; 
  • supportata dai principali sistemi di backup; 
  • dotata di un modello di costo leggibile; 
  • accompagnata da supporto professionale e aggiornamenti stabili; 
  • adatta alla migrazione di infrastrutture VMware esistenti. 

Dopo numerose valutazioni, prove e installazioni, la scelta è ricaduta su Proxmox Virtual Environment.

 

Proxmox non è più una soluzione “da laboratorio” 

Per molto tempo Proxmox è stato percepito da una parte del mercato come una piattaforma interessante soprattutto per laboratori, piccole installazioni o utenti particolarmente vicini al mondo Linux e open source. 

Questa rappresentazione oggi è superata. 

Proxmox VE è una piattaforma completa di virtualizzazione basata su KVM per le macchine virtuali e LXC per i container. Integra gestione centralizzata tramite interfaccia web, clustering, alta affidabilità, live migration, replica, firewall, backup e gestione dello storage. 

Può essere utilizzato su un singolo server, ma anche all’interno di cluster articolati, con storage condiviso oppure con architetture iperconvergenti basate su Ceph. 

L’integrazione nativa con Ceph permette di gestire direttamente dal cluster Proxmox uno storage distribuito, scalabile e ridondato, senza dover necessariamente introdurre una piattaforma di gestione separata. 

Supporta inoltre numerose tecnologie di storage, tra cui: 

  • ZFS; 
  • Ceph RBD; 
  • NFS; 
  • iSCSI; 
  • LVM e LVM Thin; 
  • storage locali; 
  • SAN e NAS; 
  • Proxmox Backup Server. 

Questa flessibilità è importante perché evita di disegnare l’intera infrastruttura attorno a un unico produttore hardware o a una sola architettura storage.

 

Il supporto di Veeam cambia il livello della proposta 

Uno degli elementi che abbiamo considerato fondamentali è il supporto delle piattaforme di backup professionali. 

Veeam Backup & Replication supporta oggi Proxmox VE, consentendo il backup delle macchine virtuali verso i repository Veeam e mettendo a disposizione funzionalità di protezione e ripristino dedicate. La documentazione Veeam include attualmente Proxmox VE tra i workload supportati anche nelle versioni più recenti di Veeam Backup & Replication. 

Questo non è un dettaglio secondario. 

La qualità di un hypervisor non si misura soltanto nella capacità di avviare e spostare macchine virtuali. Si misura anche nella possibilità di inserirlo all’interno di un ecosistema composto da: 

  • backup; 
  • disaster recovery; 
  • monitoraggio; 
  • sicurezza; 
  • automazione; 
  • procedure operative; 
  • strumenti già conosciuti dal personale IT.

La compatibilità con Veeam rende quindi Proxmox utilizzabile anche in organizzazioni che hanno già investito in processi, repository e competenze basati su questa piattaforma.

 

Proxmox e VMware: un confronto senza slogan 

Proxmox e VMware non sono prodotti identici e non ha senso confrontarli soltanto attraverso una lista di funzioni. 

VMware conserva un ecosistema molto ampio, una lunga presenza nelle grandi organizzazioni e strumenti particolarmente evoluti per alcune architetture enterprise. 

Proxmox, tuttavia, offre oggi tutte le funzionalità essenziali richieste dalla maggior parte delle PMI e da molte infrastrutture di data center.

 

Ambito Proxmox VE VMware
Virtualizzazione VM KVM/QEMU ESXi
Container integrati LXC nativo Gestione legata all’ecosistema VMware
Gestione centralizzata Interfaccia web integrata vCenter
Cluster Integrato Integrato tramite vCenter
Alta affidabilità Integrata Disponibile nell’ecosistema vSphere
Live migration Integrata vMotion
Storage distribuito Ceph integrato vSAN
ZFS Supporto nativo Non nativo
Backup integrato Backup nativo e Proxmox Backup Server Richiede normalmente soluzioni dedicate
Supporto Veeam Disponibile Disponibile e consolidato
Modello di licensing Abbonamento per socket fisico utilizzato Abbonamento secondo l’offerta VMware applicabile
Dipendenza hardware Ampia compatibilità con hardware standard Compatibilità definita dalla matrice VMware
Migrazione da VMware Import wizard integrato Non applicabile


La tabella non vuole decretare un vincitore assoluto.
 

Evidenzia però un punto: per molte infrastrutture, Proxmox ha ormai raggiunto un livello funzionale che consente di valutarlo concretamente come piattaforma di produzione.

 

Un modello di costo più leggibile 

Il software Proxmox VE è open source e può essere utilizzato anche senza sottoscrizione. 

Per gli ambienti aziendali consigliamo però una subscription, perché permette di accedere all’Enterprise Repository, agli aggiornamenti maggiormente testati e ai diversi livelli di supporto professionale. 

Il modello commerciale è basato sul numero di socket fisici effettivamente occupati nei server, indipendentemente dal numero di core presenti nella CPU. 

Questo rende più semplice stimare il costo di una nuova infrastruttura e valutarne l’evoluzione nel tempo. 

Non significa che il costo sarà sempre inferiore in qualsiasi scenario. Ogni progetto deve essere analizzato considerando numero di nodi, processori, servizi richiesti, backup, storage e livello di supporto. 

Significa però poter lavorare con un modello comprensibile e direttamente collegato all’infrastruttura fisica utilizzata.

 

Migrare da VMware è possibile, ma non è un’operazione da improvvisare 

Proxmox mette a disposizione un Import Wizard integrato per importare macchine virtuali da host VMware ESXi e da ambienti gestiti tramite vCenter. Lo strumento trasferisce la macchina virtuale e converte gran parte della configurazione nel modello utilizzato da Proxmox VE. 

Questo facilita molto il processo, ma non trasforma una migrazione infrastrutturale in un semplice clic. 

Prima di intervenire occorre analizzare: 

  • compatibilità dei sistemi operativi; 
  • configurazione delle reti virtuali; 
  • tipologia e dimensione degli storage; 
  • driver utilizzati dalle macchine virtuali; 
  • dipendenze applicative; 
  • servizi collegati all’hypervisor; 
  • configurazione dei backup; 
  • finestre di fermo disponibili; 
  • prestazioni attese; 
  • procedure di rollback. 

In alcuni casi la migrazione può essere piuttosto lineare. In altri è necessario riprogettare cluster, storage, networking e procedure di disaster recovery. 

Ed è proprio in questi scenari che il ruolo di un partner competente diventa determinante.

 

Perché Atik è diventata Proxmox Authorized Reseller 

Abbiamo deciso di aderire ufficialmente al programma partner Proxmox per poter affiancare i clienti non soltanto nella vendita delle subscription, ma nell’intero percorso di adozione della piattaforma. 

Il programma partner Proxmox permette ai reseller di distribuire ufficialmente le subscription e di fornire servizi di consulenza, implementazione e supporto ai clienti. 

Per Atik questa scelta significa mettere a disposizione competenze su: 

  • analisi delle infrastrutture VMware esistenti; 
  • verifica della fattibilità della migrazione; 
  • progettazione di ambienti Proxmox singolo nodo o cluster; 
  • alta affidabilità; 
  • storage ZFS, condiviso o Ceph; 
  • migrazione delle macchine virtuali; 
  • integrazione con Veeam; 
  • progettazione dei backup; 
  • test di ripristino; 
  • monitoraggio e manutenzione; 
  • supporto successivo alla migrazione; 
  • fornitura delle subscription ufficiali. 

Essere reseller autorizzati non significa sostenere che Proxmox sia la soluzione corretta per chiunque. 

Significa avere uno strumento in più, oggi particolarmente valido, per costruire infrastrutture coerenti con le reali esigenze del cliente.

 

Non proponiamo una migrazione ideologica 

Non crediamo nelle migrazioni fatte per seguire una moda o per reagire impulsivamente a un aumento di costo. 

Un’infrastruttura funzionante non deve essere smontata solo perché sul mercato esiste una soluzione alternativa. 

Ma quando si avvicina un rinnovo, quando l’hardware deve essere sostituito, quando cambiano le condizioni di licenza o quando l’azienda deve ampliare il proprio data center, ha senso fermarsi e valutare lo scenario nel suo complesso. 

Le domande corrette non sono soltanto: 

  • Quanto costa VMware? 
  • Quanto costa Proxmox? 

Le vere domande sono: 

  • Qual è il costo totale dell’infrastruttura nei prossimi cinque anni? 
  • Quanto è prevedibile questo costo? 
  • Da quali vendor dipende il funzionamento dell’ambiente? 
  • Quanto sarà semplice sostituire hardware o storage? 
  • Quali competenze serviranno? 
  • Come verranno protette e ripristinate le macchine virtuali? 
  • Quanto tempo può rimanere ferma l’azienda durante una migrazione o un guasto? 
  • Esiste una reale strategia di uscita dalla piattaforma scelta? 

La virtualizzazione non deve diventare un vincolo che condiziona ogni futura decisione infrastrutturale. 

Deve rimanere uno strumento al servizio dell’azienda.

 

Una piattaforma più vicina alle esigenze attuali 

Abbiamo scelto Proxmox perché oggi rappresenta un equilibrio convincente tra funzionalità, flessibilità, apertura tecnologica, sostenibilità economica e supporto professionale. 

Non è una soluzione priva di complessità e non elimina la necessità di progettare correttamente l’infrastruttura. 

Offre però qualcosa che negli ultimi anni è diventato particolarmente importante: la possibilità di costruire scenari comprensibili, sostenibili e meno dipendenti da continui cambiamenti commerciali. 

Per questo Atik è diventata Proxmox Authorized Reseller. 

Non per proporre una sostituzione automatica di VMware, ma per poter offrire ai clienti un’alternativa concreta, matura e supportata, accompagnandoli anche nelle migrazioni più complesse. 

 

Stai valutando Proxmox o un’alternativa alla tua attuale infrastruttura VMware?

Cambiare piattaforma di virtualizzazione non significa semplicemente sostituire un hypervisor. Significa valutare costi, compatibilità, storage, backup, continuità operativa e modalità di migrazione senza compromettere i servizi aziendali.

In Atik, come Proxmox Authorized Reseller, affianchiamo le aziende nell’analisi dell’infrastruttura esistente, nella progettazione di nuovi ambienti Proxmox e nella migrazione da VMware, con un approccio basato su scenari reali e sulle effettive esigenze dell’azienda.

Contattaci per valutare insieme se Proxmox può essere la soluzione giusta per la tua infrastruttura.