Gia’ da circa 2/3 anni mi è capitato di sentire e di leggere di servizi “Cloud” nell’ambito informatico.
Con il termine Cloud Computing si indica un insieme di servizi che permettono l’utilizzo di risorse (Cpu, reti, server, storage, applicazioni e servizi) che risiedono direttamente su un gruppo distribuito di server interconnessi (“la nuvola”) che gestiscono servizi, eseguono applicazioni ed archiviano documenti ,su server remoti e con funzioni di ridondanza ed esclusivamente accessibili da internet , in modo totalmente trasparente all’utilizzatore.
Quindi è possibile ad esempio personalizzare le applicazioni per determinati utenti creando cosi un modello “su misura” gestito pero’ non direttamente dal pc fisico dell’utente ma su servizi
che collegati ad un cloud provider possono svolgere diverse mansioni, anche via internet browser.
Potranno ad esempio utilizzare software remoti non direttamente installati sul proprio computer e salvare dati su memorie di massa on-line predisposte dal provider stesso.
Nella mia esperienza personale mi è capitato di partecipare ad un progetto di creazione di Disaster Recovery, cioe’ l’insieme di misure tecnologiche e organizzative atte a ripristinare sistemi, dati e infrastrutture necessarie all’erogazione di servizi di business a fronte di gravi emergenze , e l’azienda ( settore bancario) per la quale lavoravo , ha puntato sul servizio Cloud sia per facilitare gli accessi alle risorse in caso appunto di “disastri” sul ced principale e sia per un fattore economico.
Nel progetto che ho seguito e’ stato deciso di creare una archittettura informatica di “backup” che permettesse , in caso di danni e di disservizi dei server principali , a 40 utenti ( sui 300 abituali ) di poter continuare a svolgere il lavoro quotidiano.
Essendo infatti una finanziaria che gestiva quote in borsa aveva l’obbligo di assicurare un lavoro continuo per i propri broker.
Cosi sono stati acquistati dei pc forniti solo di hardware base e di un monitor ( pc chiamati “thin client” , con a bordo lo stretto necessario ) ma che potevano far lavorare i 40 utenti sugli stessi programmi di sempre.Infatti in un ambiente Cloud i pc degli utenti necessitano solo di far funzionare l’applicativo (detto “middleware”) che permette l’accesso al Cloud: la “potenza di calcolo” non risiede più nella workstation sul tavolo dell’impiegato, ma è distribuita in rete tra i computer che compongono la “Nuvola.”
Per garantire cio’ , e’ stato creato un ambiente “cloud” chiamato Citrix,realtà che fornisce tecnologie per la virtualizzazione desktop e server, networking, Software-as-a-Service (SaaS) , dove all’accesso , venivano riproposti agli utenti gli stessi programmi di lavoro abituali , ma che invece di eseguire delle richieste sui pc client sfruttando quindi processori e risorse fisiche locali , venivano elaborati da un server centrale distribuendo cosi anche un miglior carico di lavoro.
Per l’utente tutto cio’ era trasparente in quanto venivano riproposte le stesse interfacce del programma che usava quotidianamente.
Questo ha permesso all’azienda di non dover investire ulteriormente in un architettura composta di server dedicati ma semplicemente di ridurre il lavoro verso ambienti piu “snelli” .
Molte Software house ad esempio hanno gia’ “abbracciato” questa nuova realta’ e si adeguano a rendere cloud anche i loro prodotti.
Nel caso che ho riportato , gli utenti utilizzavano solitamente 2 programmi finanziari , Bloomber e Reuters ;
Nella sede principale essi si appoggiavano su server dedicati basandosi su un architettura ad hoc e mirata per ogni servizio di questi 2 Software.
Nell’ ambiente cloud Citrix invece era stato scelto di acquistare in entrambi i casi i Cloud di questi servizi; nella fattispecie in caso di Disaster Recovery quindi i 40 utenti si sarebbero connessi via Web alle aree riservate di questi 2 progammi e tramite dispositivo token ( che rilasciano dei codici unovici per accedere al sito riservato ) avrebbero continuato l’attivita’ lavorativa “on cloud” direttamente sui provider Reuters e/o Bloomber senza dover passare dai server aziendali ( non disponibili ,essendo in questo caso in ambiente disaster recovery)

Con il Cloud Computing, le aziende (in particolare quelle più grandi) hanno la possibilità di ottenere grandi risparmi sui costi dovuti all’acquisto ed alla gestione di macchine ed infrastrutture.
Anche se non ci fermiamo mai a pensarci , ci sono gia’ da molti anni delle realta’ cloud;ad esempio le email che leggiamo sulle nostre caselle di posta on-line ,nel mio caso hotmail o gmail , sono un chiaro esempio di sfruttamento di risorse remote via Web ( e quindi attraverso la “nuovola” e cioe’ internet)
Nell’ultimo periodo si sente molto parlare delle Google Apps (Gmail, Google Calendar, Google Docs)caratterizzate da diversi applicativi web con funzionalità tradizionali alle suite di ufficio , che permettono un approccio diverso e sono orientate verso applicazioni office come un word processor o un foglio di calcolo. E permettono attraverso il browser di accedere a interfacce abituali per queste funzioni.
Con Google Docs ,qualunque utente registrato può creare un documento, condividerlo coi colleghi e gestirlo esattamente come farebbe se questo fosse salvato sul disco del proprio computer.
Anche Microsoft sta puntando su questa realta’ , rilasciando nel febbrario 2009 , il primo sistema operativo basato appunto sul Virtual Cloud : Windows Azure
Attraverso il collegamento online, in Azure si possono utilizzare a pagamento, servizi, applicazioni, spazio disco e potenza di calcolo.
Microsoft prevede che le aziende risparmieranno il 60% dei costi avere certi servizi, utilizzando Azure invece di acquistare software tradizionali.
Certo, perchè Azure non è rivolto agli utenti da casa, ma permette alle aziende di offrire servizi agli utenti risparmiando sui costi software. Significa che nei prossimi anni arriverà una maggiore varietà di servizi sul web, anche da parte di piccole aziende innovative dotate di basse capacità di spesa, con un conseguente vantaggio anche per gli utenti privati.
Azure sposta sui server di Microsoft, accessibili via internet, tutto ciò che serve per usufruire di servizi per le aziende e programmatori (Live Services, Sql Services, .Net Services, Share Point Services e Dynamics Crm Services). In questo modo, gli utenti finali non si dovranno più preoccupare della gestione delle macchine.

Ma anche attraverso il suo programma BPOS ( che Atik promuove :Leggi ) permette di utilizzare tecnologie come Exchange o Sharepoint in modalità hosted.
Infatti il Business Productivity Online Suite (BPOS), offre un ambiente di produttività all’avanguardia unito a una gestione IT semplificata e a costi contenuti e facilmente quantificabili.
Composta da Exchange Online, SharePoint Online, Office Live Meeting e Office Communications Online (disponibile a breve), la suite offre soluzioni di messaggistica e collaborazione progettate per garantire alle aziende disponibilità, protezione e gestione semplice delle operazioni.

I servizi BPOS sono infatti erogati da Microsoft online, l’utente potrà quindi utilizzarli con i tradizionali strumenti (Outlook per la posta elettronica, Office per la collaborazione, Communicator per la messaggistica istantanea) oppure in modalità Web (Outlook Web Access, SharePoint) con tutti i vantaggi offerti però da questa modalità.
BPOS permette di erogare in maniera semplice ed immediata le funzionalità di prodotti Enterprise quali Exchange, SharePoint ed Office Communications con la semplicità di attivazione e gestione tipica dei servizi erogati nella “Cloud Microsoft”.

Ce’ da dire che l’adozione del sistema Cloud elimina tutti i problemi legati alla gestione di hardware e software e puo’ far risparmiare un’azienda in termini di servizi e investimenti sull’architettura ma apre un grossa falla in termini di sicurezza: i dati conservati nel sistema hosted ( ad esempio nel caso bpos su quelli di microsoft) rende i nostri dati sicuri e inviolabili da parte del fornitore di queste risorse?
Infatti il possesso dei dati personali viene affidato ad un’azienda che puo’ anche risiedere in uno stato diverso da quello dell’utente e che, se avesse un comportamento malevolo, potrebbe accedere ai dati stessi al fine di eseguire indagini di mercato o di profilazione dell’utente;quindi è essenziale condurre un esame approfondito della sicurezza del provider affinché possa garantire una buona governance.
Un altro aspetto da contare e’ la continuità del servizio :

Delegando a un servizio esterno la gestione dei dati e la loro elaborazione l’utente si trova fortemente limitato nel caso in cui i suddetti servizi non siano operativi. Un eventuale malfunzionamento inoltre colpirebbe un numero molto elevato di persone contemporaneamente dato che questi sono servizi condivisi
Per quanto riguarda la migrazione dei dati invece ,non esistendo uno standard definito tra i gestori dei servizi un eventuale cambio di operatore risulta estremamente complesso. Tutto ciò risulterebbe estremamente dannoso in caso di fallimento del gestore dei servizi cui ci si è affidati.

In conclusione ritengo che questa novita’ portera’ comunque qualcosa di innovativo , fruibile,veloce e utile ma è necessario valutare tutti i rischi e sapere a chi delegare i servizi cloud.

Alcuni link utili :

Ottima descrizione da Wikipedia : https://it.wikipedia.org/wiki/Cloud_computing
Cloud computing di Microsoft : https://www.microsoft.com/italy/customerportal/cloud-computing.aspx
Windows Azure su Youtube : https://www.youtube.com/watch?v=poDRw_Xi3Aw
Bpos Microsoft : https://www.microsoft.com/online/it-it/default.aspx